sabato 29 maggio 2010

WINNICOTT


Winnicott è l'autore che ha portato nuovi concetti riguardo il gioco simbolico, sottolineando l'importanza di «quell'area intermedia» in cui ciascuno può giocare le proprie progettualità immaginarie in rapporto ad una realtà significata. Winnicott dice: "...esiste un'area inter-media di esperienza a cui contribuiscono la realtà interna e la vita esterna. È un'area che non viene messa in dubbio, poichè nessuno la rivendica, se non per il fatto che esisterà come posto di riposo per l'individuo impegnato nel perpetuo compito umano di mantenere separate, e tuttavia correlate, la realtà interna e la realtà esterna". Con ciò l'autore esprime l'esistenza di una terza realtà che "...costituisce la maggior parte d'esperienza del bambino e per tutta la vita viene mantenuta nella intensa esperienza che appartiene alle arti, alle religioni, al vivere immaginativo ed al lavoro creativo scientifico".
Winnicott afferma: "l'area di gioco è uno spazio potenziale tra la madre e il bambino". Questo per dire che l'area di gioco ha uno spazio e un tempo che non sono all'interno né all'esterno, ma in uno spazio ed in un tempo intermedio tra il sé e la realtà. Il sé ha bisogno di soddisfazione dei bisogni e dei desideri, protezione ed amore materno. La realtà esterna invece necessita di momenti di distacco dalla protezione e dall'amore materno. Tra queste due forze in opposizione abbiamo l'azione, che svolge una funzione itermediaria tra l'interno e l'esterno, tra la rappresentazione mentale e la realtà. L'azione quindi modella il reale al proprio progetto e nello stesso tempo il reale modella il risultato del progetto. E’ proprio l'azione che assume tutto il valore del gioco simbolico in quanto, tramite questa, il bambino effettua la mediazione tra il sé e la realtà. Le caratteristiche del gioco simbolico sono: la rappresentazione del significato reale, l'uso di simboli, la coscienza di una finzione rispetto alla realtà rappresentata, la volontà di modellare la realtà alla propria progettualità, la carica emozionale di piacere, l'uso da solo, con uno o più compagni, ma soprattutto la volontà che sia gestito in proprio o in comunità con i pari. Il bambino nel gioco simbolico ha l'Io ben strutturato, solido, cosciente della realtà e relativi limiti, capace di interrompere la finzione con immediatezza per adeguarsi al reale in caso di necessità.
Il gioco simbolico viene preceduto dalla semplice imitazione dell’attività dell’adulto, ma in seguito apporta le sue modifiche e interpretazioni delle esperienze che rappresenta nel gioco simbolico; è in questa fase che sperimenta (facendo finta con un agito) i suoi desideri e i suoi progetti, in parte adattandoli al reale dell’adulto.
Ad esempio: un bambino usa un bastone facendo finta che sia un fucile per far scappare un ladro o un nemico; cammina a carponi e fa il verso del cane chiedendo le carezze alla madre; stende l’orsacchiotto su uno straccio e lo fa dormire come fa la madre con lui alla sera. Il bambino in questi casi usa come simboli: il bastone, il camminare a carponi facendo il verso del cane, il far dormire l’orsacchiotto; nel contempo li distingue dal reale: il fucile, il cane e il dormire. L’inizio del gioco simbolico si verifica nella media tra i 24 e i 30 mesi, ma entro i 36 mesi l’acquisizione è nella norma; attualmente sempre più frequentemente il gioco simbolico compare prima dei due anni, in poche casi anche a 16-18 mesi. L’acquisizione del gioco simbolico realizza un livello importante nella progressione evolutiva della persona e della sua affermazione.
L'adulto verso il gioco simbolico ha un atteggiamento di scarsa disponibilità e di norma, se avviene, dura pochi minuti. Per carenza di coetanei l’adulto può essere chiamato a parteciparvi, ma in tale caso viene governato e gestito dal bambino.

Fonte: http://www.csppni.it/Tematiche/GiocoSimbolico.pdf

mercoledì 26 maggio 2010

OGGETTI, MATERIALI ED EDUCABILITA’


Come già detto, per gioco simbolico, si intende una delle attività più importanti e fondamentali di un bambino che gli permette di strutturare il proprio sviluppo cognitivo, sociale e affettivo. Questo tipo di gioco va ad influenzare le personalità infantili e più il bambino saprà sviluppare questo tipo di esperienze più si qualificheranno le sue abilità cognitive, socio-affettive relazionali.
Come già sappiamo il gioco simbolico è caratterizzato dal fatto che i bambini si “teletrasportano” in un mondo che non è la realtà ricoprendo ruoli diversi e ben definiti, ma uno degli aspetti che non è stato ancora ben descritto è il fatto che nel gioco simbolico un elemento fisicamente presente viene utilizzato per rappresentare un elemento assente, ma evocato mentalmente. Quindi non si tratta solo di azioni, identità e situazioni, ma anche oggetti. Ad esempio una matita viene utizzata come se fosse un bicchiere o una scatola di cartone come una tana. Questo tipo di contatto con gli oggetti fa si che i bambini trovino qualcosa al di là della realtà. Il bambino vive questo tipo di gioco con impegno e serietà nel ricoprire il suo ruolo. Il muovere, il far cadere, il toccare, lo spostare, suscitano nel bambino interesse e conoscenza. Tutte queste considerazioni vedono nel gioco simbolico un aspetto positivo e prendono in causa la scuola dell’infanzia e gli educatori che si occupano con impegno e organizzazione del contesto educativo e a predisporre tutte le occasioni didattiche idonee a promuovere il gioco simbolico. E’ importante per questo che l’educatore predisponga del materiale ricco di diversificazione per consentire al bambino giochi di finzione, di identificazione e di immaginazione. E’ necessario inoltre che vi siano diversi tipi di materiali come stoffe, mantelli, cappelli, borse, bambole, pupazzi, piatti bicchieri, posate, passeggini ecc...
L’insegnante deve inoltre assecondare le proposte di gioco dei bambini riprendendole verbalmente o eseguendole per comunicare attenzione, senso d'importanza e disponibilità nei confronti di un'attività cui loro stessi attribuiscono importanza, ponendo domande di chiarimento sulle proposte di gioco dei bambini, per sollecitare la pianificazione, l'esplicitazione, lo sviluppo e l'articolazione coerente delle loro intenzioni ludiche.

Fonte: http://www.infanziaweb.it/scuola/sc_gioc_simb.htm

giovedì 20 maggio 2010

RIFERIMENTI TEORICI


Vygotskij, uno psicologo sovietico, sottolinea l'importanza del gioco, soprattutto in età prescolastica, in quanto offrirebbe al bambino l’ opportunità di compiere varie esperienze. Secondo questo autore attraverso la finzione ludica il fanciullo allarga il proprio campo di azione e di conoscenza, esprimendo principalmente il proprio bisogno di conoscere e di adattarsi al mondo.
L'attività creativa, l'inventività, deriverebbero dall'esigenza di intervenire in modo costruttivo e attivo sulla realtà per il gusto di vivere situazioni reali e allargare le proprie esperienze. Secondo Vygotskij il gioco è un'attività basilare per lo sviluppo intellettivo e, nella prima infanzia, la più importante. Questo è il modo più efficiente per sviluppare il pensiero astratto: il bambino a questa età si crea delle situazioni immaginarie per superare i limiti delle sue possibilità di azione concreta e reale. La percezione dell'oggetto è totalmente associata all'azione che il bambino può compiere su di esso, per es., la porta che si apre e si chiude, il cavallo che cavalca; con il gioco di immaginazione il bambino per la prima volta separa un oggetto dalle sue azioni o dalle sue proprietà. Il bambino quindi ha bisogno di un oggetto concreto che in qualche modo renda possibile l'azione ed evochi realisticamente l'oggetto che vuole rappresentare. Per questa ragione l'oggetto usato nel gioco ha sempre, anche se in maniera limitata, qualche proprietà che l'oggetto intende evocare. Bruner considera il gioco intanto "un modo per minimizzare le conseguenze delle azioni e quindi apprendere in una situazione meno rischiosa"; inoltre gli appare come "una buona occasione per tentare nuove combinazioni comportamentali che non potrebbero essere tentate sotto pressione funzionale". In questi giochi di finzione, del "fare finta che...", il bambino segue inizialmente un impulso puramente imitativo, che lo aiuta a varcare i limiti dell'infanzia, per proiettarsi nel mondo degli adulti, e impersonarne i ruoli.

Fonte: http://www.infanziaweb.it/scuola/sc_gioc_simb.htm

mercoledì 21 aprile 2010

"FAR FINTA DI...."



Da molti studi riguardanti l’osservazione è emerso che già all’età di 8-10 mesi, nei bambini iniziano a crearsi delle preferenze per alcuni coetanei con cui hanno trascorso più tempo, che hanno avuto atteggiamenti amichevoli nei loro confronti e che hanno imparato a conoscere al nido. I bambini così si impegnano a creare un mondo comune e condiviso. Una coppia di bambini che gioca compie un passo che si può definire evolutivo in quanto cominciano a comprendere la società. Per capire come nasce un’amicizia è importante considerare le modalità di cooperazione dei bambini: a 18 mesi osservano il comportamento del compagno e poi cercano di imitarlo e di sottolineare con entusiasmo il fare la stessa cosa del compagno. Succesivamente i bambini cercano di collaborare al gioco con nuove idee essendo consapevoli di essere imitati e man mano che ci si avvicina ai due anni più si sviluppano le capacità di pensare, pianificare e coordinare le azioni anche verso gli altri bambini. Tutto questo per arrivare a esporre che tra i 18-24 mesi il bambino ottiene delle capacità simboliche in cui è in grado di pensare a delle “alternative” ipotetiche rispetto alla realtà che lo circonda e per questo subentra il gioco simbolico ( “far finta di”). Questo permette di distinguere che esiste uno stato reale e una rappresentazione mentale ed è dunque la capacità di comprendere gli stati mentali di un’altra persona: il bambino così coordina la sua finzione con quella dell’altra persona poichè deve quindi collegare le proprie azioni a quelle che finge di fare l’altro, ma che effettivamente sta facendo. In questo tipo di gioco i bambini assumono un’identità diversa da quella che dovrebbe essere la reale e giocano in modo appropriato con tale ruolo, ma sono anche capaci di esplicitare che essi stanno facendo tutto ciò “per finta”.
Fra i 24 e i 30 mesi, le azioni giungono ad un livello di complementarietà di ruoli es. Mamma-bambino o dottore-paziente. I piccolini così cominciano a sperimentare nuove emozioni che possono essere sia negative che positive ( paure, entusiasmo, piacere...) oltre che condividere un mondo immaginario con una storia inventata. Le emozioni all’interno del gioco immaginario, permettono di affrontare le paure, senza i pericoli del mondo reale.

Fonte: Rivista Mondo Zero3

domenica 18 aprile 2010

Valorizzazione del gioco

II gioco costituisce una risorsa privilegiata di apprendimento e di relazioni. Esso infatti favorisce rapporti attivi e creativi sul terreno sia cognitivo che relazionale, consente al bambino di trasformare la realtà secondo le sue esigenze interiori, di realizzare le sue potenzialità e di rivelarsi a se stesso e agli altri in una molteplicità di aspetti e di funzioni. L'educatrice, evitando facili improvvisazioni, invia al bambino, attraverso la ricchezza e la varietà delle offerte e delle proposte di gioco, una vasta gamma di messaggi e di stimolazioni, utile alla strutturazione ludiforme dell'attività didattica nei diversi campi di esperienza". Esistono varie forme praticabili di gioco: giochi liberi a quelli con regole, dai giochi di esercizio a quelli programmati, dai giochi imitativi a quelli popolari e tradizionalil, dai giochi con materiali a quelli simbolici. Froebel scrisse che il gioco è la vita stessa del bambino, è il modo di essere e di fare esperienza dei bambini che soddisfa una vasta serie di esigenze contrapposte: fare, esplorare, conoscere, liberarsi delle energie superflue, misurarsi con se stesso e con le cose, comunicare, esprimersi, socializzare. Attraverso il gioco il bambino si esprime con la propria personalità mescolando elementi magici e fantastici con quelli reali tentando di riprodurre, imitare, ripetere, impersonificare, ma anche tentando di realizzarsi e divertirsi. Il gioco oggi viene delineato non solo come momento di socializzazione, gioioso e di libero sfogo, ma anche come uno spazio-tempo in cui il bambino coordinato dall'insegnante compie conquiste cognitive. Nella scuola dell'infanzia il gioco deve essere inteso come risorsa privilegiata di apprendimenti e di relazioni, ossia come il modo specifico del bambino di rapportarsi alla realtà. Per valorizzare il gioco è indispensabile un ambiente che consenta ai bambini che arrivano a scuola di trovare materiali e persone disponibili a rapportarsi non secondo schemi prestabiliti, ma seguendo modalità flessibili e spontanee. I diversi luoghi in cui si svolgono i giochi possono essere utili per aiutare i bambini a vivere situazioni positive e a realizzare i propri obiettivi di crescita. Ma non tutti i giochi sono adatti per raggiungere gli stessi obiettivi. Alcuni giochi si accordano ad un campo di esperienza particolare, altri giochi sono più consoni ad altri campi. Ogni esperienza di gioco dei bambini porta a sviluppare certe competenze e ad acquisire precise sicurezze importanti per l'identità. Ma il gioco non è solo quello organizzato, ma anche quello spontaneo o gioco simbolico.

Fonte: http://www.infanziaweb.it/scuola/sc_gioc_simb.htm



venerdì 19 marzo 2010



Piccoli lavoratori

Salve a tutti



In questo blog desidero approfondire e capire il significato del "gioco simbolico"